25 marzo 2024

Giochiamo a travestirci? (PARTE 2)

“Ciao! Sono Simona e vado spesso con i miei cugini in Ludoteca. Il mio gioco preferito sono i travestimenti, ne abbiamo a disposizione diversi e li troviamo in uno spazio a loro dedicato dove possiamo sperimentare il gioco simbolico. Lì noi possiamo diventare tutto quello che vogliamo. Mi posso travestire da astronauta mentre cuocio le uova nella cucina del mio vascello dei pirati, ma non per finta, per davvero!”
Giocare a travestirsi è una delle modalità di sperimentazione del gioco simbolico. Esperienza fondamentale per esplorare il mondo che ci circonda mettendolo in scena. I bambini e le bambine in questo modo manifestano le competenze acquisite condendo il tutto con fantasia e ingegno, meccanismi che sostengono e stimolano l’apprendimento di conoscenze che devono ancora essere indagate nella realtà o non spiegabili ai loro occhi. Inoltre, questa modalità di gioco offre la possibilità, a grandi e piccoli, di esprimere la propria individualità e di sollecitare il pensiero critico, favorire l’interiorizzazione di regole sociali e, soprattutto nell’adulto, offrire una via privilegiata all’esplosione della creatività. Per questo in Ludoteca puoi incontrare una maga-bambina che sfreccia su un’astronave per il corridoio, oppure un principe-nonno che indossa strani cappelli o uno zio che guida un passeggino volante. Lo stupore è un sentimento che caratterizza l’infanzia e che con l’età adulta va continuamente sollecitato, non solo perché favorisce l’interazione con i bambini e le bambine insidiando una relazione positiva e profonda, ma perché offre un valore aggiunto alla vita di ogni persona.
“Buongiorno signora Martin! “ educatamente Jean-François saluta la madre del suo amico entrando in casa. Buone maniere, sorriso gentile e cardigan ben abbottonato. La signora Martin esce dopo essersi fatta promettere dai due bambini che faranno i bravi. “E se giochiamo a inventare una storia?” Propone subito uno. E l’altro “Sì. Facciamo che…” Pronuncia così una formula magica che li trasporta nel mondo dell’immaginazione più sfrenata travolgendo ogni cosa.
(Facciamo che ,André Marois, illustrazioni di Gérard DuBois, Orecchio Acerbo)
 
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