Edublog

29 settembre 2015

Che tempo fa al nido? Ambientamento

“Chi vuol far del bene ad un’altra persona deve farlo fin nei minimi particolari.” [William Blake, 1804]

I bambini piccoli hanno bisogno di gradualità e di molte attenzioni per separarsi senza sofferenze dai genitori, per abituarsi facilmente ad un ambiente per loro tutto nuovo e ad altre persone. Quindi per ogni bambino/a è previsto un periodo di ambientamento di almeno due settimane, stabilito secondo un progetto preparato in équipe, ma concordato strada facendo con il genitore secondo le esigenze manifestate dal bambino/a. Il periodo di ambientamento avviene di norma tra settembre e ottobre.

“Accoglienza denota calore, attenzione e riguardo.”[G.Honegger Fresco]

L’arrivo al nido è suddiviso nella mattinata in base ai tempi e le abitudini personali dei bambini, conosciuti attraverso i colloqui tra educatrici e la famiglia.

La flessibilità nella gestione dell’ambientamento si è tradotta: per i piccolissimi, con l’arrivo scaglionato durante la mattinata dalle 8.30 alle 12.30 (rispetto alle diverse esigenze) della coppia genitore-bambino/a; per tutti gli altri bambini, con tempi di permanenza che aumentano gradualmente. Ogni nuova esperienza è mediata dal genitore, in particolare nei momenti di cura: il pasto e il cambio. La permanenza prolungata del genitore all’interno della stanza consente così la gradualità nel tempo della conoscenza dell’ambiente e delle relazioni. Generalmente, un’educatrice si occupa prevalentemente dei genitori presenti in stanza, sostenendoli, preparando piccoli lavori manuali. Avere un’attività da svolgere mentre il bambino/a conosce ciò che lo circonda, può aiutare lo scambio con gli altri e calmare l’eventuale ansia inevitabile del genitore che si trova a vivere il distacco con il proprio figlio e ad affidarlo alle cure di un’altra persona. Questo consente al bambino/a di sapere dove è localizzato il proprio genitore, offre una stabilità spaziale mentre l’educatrice si relaziona a lui con l’aiuto dei giochi e dei materiali offerti da un ambiente pensato per lui.

Il bambino si costruisce da sé, non nel vuoto, ma tramite la relazione con l’adulto. Il rapporto con l’adulto si presenta come un sistema aperto che permette al bambino di essere protagonista della propria storia e di esplorare felicemente. E’ colui che gli garantisce la stabilità, la continuità delle situazioni, dei ritmi quotidiani, per offrire di volta in volta, con flessibilità, le risposte opportune attraverso le situazioni e gli oggetti. La risposta deve essere sapiente: accogliere e dare tenerezza, senza creare dipendenza. E’ solo questione di misura![G.Honegger Fresco]

Ogni giorno, le educatrici si trovano per scambiarsi osservazioni relative al bambino/a, al suo rapporto con il genitore che lo accompagna, al suo movimento all’interno della stanza e ai momenti salienti quali il saluto, i tempi della cura e il ricongiungimento.

Parliamo di cure e non di routines perché si pone l’attenzione alla relazione adulto-bambino, inteso come persona sensibile, e sempre attenta nei confronti di chi gli parla, lo guarda, lo tocca e non più come oggetto che dev’essere pulito, nutrito e messo a letto. Nella giornata al nido questi momenti rappresentano per il bambino dei punti di riferimento che favoriscono l’acquisizione temporale degli eventi e lo aiutano a ordinare la sua vita senza disperdersi, oltre a rafforzare e consolidare la sua relazione individuale con tutte le educatrici di riferimento. [G.Honegger Fresco]

Sarà la figura prevalente ad allungare i tempi di permanenza e a far conoscere al bambino/a le altre operatrici del nido. Tutto ciò grazie anche alla disponibilità dei genitori che hanno ben compreso l’importanza dei tempi dapprima corti e poi gradualmente più lunghi di permanenza del proprio bambino/a, assolutamente personali.