Edublog

23 April 2018

Identità e genere: il diritto ad essere come si è

" .... i maschi sono forti perchè tutti i papà sono forti, sono bravi a tirare il pallone, sanno piantare i chiodi, sanno spostare le cose pesanti" (bambini e bambine anni 3, Nido)
"....le femmine sanno ballare meglio, sanno truccarsi, mettersi il rossetto, i brillantini, gli occhiali da sole...sono veloci..." (bambini e bambine anni 5, Scuola Infanzia)

Quand’è che una femmina comincia ad essere identificata e a identificarsi con una “ipersensibile frignona”? O con una vanesia che ha in mente solo scarpe, vestiti e trucchi? O con una maniaca  dell’ordine e del pulito?

Quand’è che un maschio diventa un inguaribile “conquistatore”?

O un completo inetto nelle faccende domestiche? O un individuo con poca sensibilità?

E’ fin dal concepimento, a causa delle diversità biologiche? O piuttosto è un processo che si costruisce giorno dopo giorno, a causa dell’esposizione costante a immagini e messaggi di vario genere che invitano, indirizzano, spingono ad identificarsi o comunque a fare dei pesanti conti con un certo stereotipo?

Cosa ne pensiamo?

L’addestramento a ruoli sessuali rigidi e limitanti parte da scelte in apparenza del tutto innocenti: il rosa o l’azzurro, l’abbigliamento, tagli ed acconciature dei capelli… Via via si aggiungono piccoli e grandi messaggi che passano attraverso i libri, i giochi, le proposte per il tempo libero, che a loro volta andranno ad influenzare pesantemente l’immagine di sé, le scelte scolastiche, quelle professionali, la suddivisione dei compiti e ruoli.

Mille messaggi arrivano ai bambini e alle bambine fin da subito, e per questo maschi e femmine diventano ‘quello che dev’essere’ prima ancora di avere la possibilità di scoprire quello che si è.

Questo processo di apprendimento avviene nell’interazione sociale, in un contesto di norme, regole, abitudini silenziosamente condivise.

Come adulti abbiamo delle grandi responsabilità ed è fondamentale esserne consapevoli. 

E’ nostro dovere trasmettere alle nuove generazioni dei messaggi che rendano possibile un futuro diverso e migliore in cui sia riconosciuto il diritto di essere autentici e il valore delle differenze individuali.

Come si fa? Cosa ci può aiutare? 

La questione è uscire dall’abitudine, dal ‘normale’, mettere in luce i pensieri, le parole, le azioni apparentemente innocue attraverso cui tramandiamo il modo di concepire il maschile e il femminile, per poi compiere scelte diverse, deliberate, intenzionali e strategiche per forzare la situazione.

Possiamo decidere di cosa ci nutriamo: quali immagini vogliamo che riempiano i nostri occhi e quelli delle nostre bambine e bambini? Quali storie nella nostra fantasia? Quali parole e idee nella nostra mente? Quali sensazioni nel nostro corpo?

Il recente interesse per l’alimentazione ha portato molti di noi ad essere più consapevoli della relazione tra ciò che mangiamo e il nostro benessere e ha portato un maggior impegno ed attenzione sull’importanza di un menù di qualità, ben bilanciato e vario. Allo stesso modo possiamo concentrarci sull’importanza di scegliere con grande cura quello che nutre fin da piccoli il nostro spirito, la nostra mente, la nostra immaginazione. In fondo anche per l’interiorità si può dire che siamo ciò che mangiamo… allora è importante stare attenti a ciò che lasciamo entrare dentro di noi, perché è questo che diventerà materiale per i nostri pensieri, per le nostre sensazioni ed emozioni, per la fantasia e l’immaginazione che costruiranno il nostro futuro!

Si tratta quindi di ampliare i margini di possibilità per tutti: ovviamente per le femmine, ancora relegate, nonostante tutto, nei ruoli predefiniti di accudimento e cura, ingabbiate nell’immagine esteriore, dominate dall’emotività… ma anche per i maschi, rinchiusi anch’essi in stereotipi altrettanto rigidi, che li vedono iperattivi, sbrigativi nelle relazioni, duri e invulnerabili.

Su cosa potremmo interrogarci per avere un atteggiamento critico e difendere le nostre bambine e i nostri bambini? Per permettergli di essere e diventare le persone che sono e non l’immagine scimmiottata ed ingabbiata di una donna e di un uomo?

Pensiamo a qualche ambito: 

● Come li vestiamo/accessoriamo?

● Che giochi mettiamo a disposizione?

Ecco un link interessante di una ditta di giocattoli (Goldiebox)che ha deciso di lavorare per educare alle differenze anche attraverso i giochi che produce. Questo uno dei loro spot pubblicitari.

● Che libri? Quali testi e quali immagini?

● Che cosa lasciamo che guardino alla tv? Quali programmi, quali pubblicità?

● Quali parole usiamo? Quale linguaggio?

Clicca qui la bibliografia ragionata a cura del progetto "Altrestoriepossibili" , all'interno del Festival Orlando. (per info:orlando@lab80.it).