Edublog

22 gennaio 2015

Il diritto alla strada

a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade…
…”Ahimè, i bambini col pallone sono una razza quasi estinta. Se dimostrano propensione al calcio, vengono avviati non già in strada o in parrocchia, ma nelle giovanili della squadra cittadina, e a quattordici anni hanno già la Porsche. I campi da gioco, si sono ristretti: non è raro incontrare gli ultimi esemplari di questa razza giocare negli ascensori due contro due, o su piccoli terrazzi pensili da dove il pallone precipita in strada fra urla di orrore, o riunirsi in venti a giocare una specie di calcio carambola in un garagino o giocare da soli, contro il muro, ripetendo a voce alta una delirante telecronaca. Oppure tutt’al più giocare in qualche giardino pubblico sotto l’occhio vigile di un vigile che impedisce il turpiloquio, gli atti osceni, le pallonate nei coglioni, tutto ciò insomma che rende bella la vita di un bambino con pallone.
In qualche paesino, in qualche remota contrada, ancora li possiamo vedere, ruspanti, schiantare le porte delle parrocchie e falciare coi piedi l’erba alta due metri in prati intonsi. Oggi, in città, essi sono sempre più tristi e rari, i campi sempre più piccoli, e Mazinga sempre più grande. Ma c’era un tempo che…”.
Stefano Benni
Facciamo nostre anche le parole di Tonucci, che è responsabile del Cnr per il progetto Città amiche dei bambini: “Assumere i bambini come parametro per cambiare le politiche della città, ha spiegato Tonucci, è un obiettivo di lungo periodo. È una filosofia di governo. Il cambiamento più importante in questa nuova scelta di politica amministrativa è passare da una politica dei servizi ad una delle autonomie. Non più tanti luoghi dove lasciare i bambini affidati alla custodia di qualcuno ma restituire ai bambini l’uso della città come spazio pubblico e quindi di tutti."