29 January 2026
Educare alla presenza, comunicare nel digitale
Ci sono scelte educative che, a prima vista, possono sembrare contraddittorie. Dire che il digitale non è uno strumento adatto all’infanzia e, allo stesso tempo, utilizzare i social, le newsletter, un blog e strumenti digitali online per comunicare con i genitori. Eppure, dentro questa apparente tensione, si colloca una delle nostre convinzioni più profonde: il digitale non è uno spazio educativo per i bambini(1), ma può diventare uno spazio di relazione e di accompagnamento per gli adulti che si prendono cura di loro.
Educare alla presenza, pertanto, significa, dal nostro punto di vista, promuovere esperienze che vedono il bambino come protagonista attivo della propria esperienza (corporea, cognitiva, emotiva…) e che lo metta nelle condizioni di poter incontrare l’Altro e condividerne un buon tempo. L’infanzia ha bisogno di ambienti concreti, di relazioni reali, di tempi lenti, di possibilità di esplorazione che non siano mediate da uno schermo. È quindi nella quotidianità, nella ripetizione dei gesti, nella relazione viva con l’adulto e con i pari che si costruiscono le basi della sicurezza, della fiducia e della scoperta di sé.
Proprio per questo sconsigliamo l’uso del digitale nei primi anni di vita (2): non per demonizzarlo, ma per proteggere uno spazio delicato e prezioso, che ha bisogno di essere custodito. Il digitale appartiene al mondo degli adulti, alla loro organizzazione, al loro modo di informarsi, orientarsi e comunicare.
È uno strumento potente, che può facilitare, connettere, rendere accessibili informazioni e opportunità, ma resta uno strumento, non un fine.
È qui che nasce la nostra scelta: usare il digitale non per parlare ai bambini, ma per parlare con gli adulti che li accompagnano. Genitori, nonni, nonne, educatrici, educatori, operatori dei servizi (e adulti di riferimento in generale). Persone che ogni giorno cercano di fare del proprio meglio, spesso in equilibrio tra mille impegni, domande, fatiche e desiderio di fare scelte consapevoli.
Il digitale, per noi, operatrici ed operatori dei servizi dell’infanzia del Comune di Bergamo, diventa un ponte. Un modo per raggiungere le famiglie, per offrire orientamento, per costruire una comunità educativa diffusa che non si esaurisce nei luoghi fisici, ma li sostiene e li rafforza. Non sostituisce l’incontro, non prende il posto della relazione, ma può prepararla, accompagnarla, renderla possibile.
Edublog nasce(3) proprio con questo intento: essere uno spazio di pensiero, di riflessione, di approfondimento. Un luogo digitale che non corre, che non semplifica eccessivamente, che non cerca risposte rapide, ma propone domande, sguardi, possibilità di rilettura dell’esperienza educativa. Scrivere per Edublog significa prendersi il tempo di mettere in parola ciò che spesso resta implicito nella pratica quotidiana: le scelte, i valori, le visioni che orientano il nostro lavoro con le famiglie e con i bambini.
Accanto al blog, i social rispondono a bisogni diversi. Su Facebook il nostro obiettivo è soprattutto quello di orientare e informare. È uno spazio in cui raccontiamo la quotidianità dei servizi, segnaliamo attività, laboratori, proposte educative, appuntamenti del territorio. La scansione settimanale dei contenuti non è casuale: ogni giorno risponde a una funzione precisa, che va dalla riflessione culturale alla valorizzazione delle esperienze nei nidi, negli spazi gioco, nelle ludoteche, fino alla costruzione di una mappa condivisa delle opportunità per le famiglie nella città e nella provincia di Bergamo. È un servizio, prima ancora che una vetrina.
Instagram, invece, è il luogo in cui scegliamo la lentezza. Una pubblicazione a settimana, legata a una rubrica tematica, ci permette di entrare più in profondità nei contenuti. Qui il digitale diventa spazio di narrazione, di connessione tra parole e immagini, di dialogo tra pedagogia e cultura visiva. L’articolo del mese pubblicato su Edublog viene ripreso, attraversato, scomposto in più passaggi, per rendere la riflessione accessibile, senza semplificarla. E la scelta di chiudere il percorso con la recensione di un albo illustrato non è casuale: i libri restano per noi uno strumento fondamentale per parlare di emozioni, relazioni, cambiamento, crescita, e continuano a essere un ponte potente tra mondo adulto e mondo bambino.
A questa attenzione sui contenuti si lega anche il modo in cui scegliamo di utilizzare le immagini, che per noi è una parte fondamentale della responsabilità educativa nel digitale. Quando sui nostri social compaiono immagini di bambine e bambini in cui i volti sono visibili, non si tratta mai dei bambini che frequentano i nostri servizi. Sono fotografie provenienti da bacheche digitali gratuite, come Pexels, utilizzate per accompagnare le rubriche, gli articoli e i contenuti di riflessione. Questa scelta è voluta e dichiarata: serve a evitare qualsiasi forma di esposizione diretta dei nostri utenti e a mantenere una chiara distinzione tra comunicazione e tutela dell’infanzia reale che accompagniamo ogni giorno.
I bambini che partecipano ai nostri servizi non diventano contenuto. Non sono materiale comunicativo, né strumenti per rendere più “attraenti” i post. Quando pubblichiamo immagini legate alle nostre attività educative, utilizziamo solo fotografie che non mostrano i volti: mani che giocano, corpi in movimento, dettagli di materiali, angoli di spazio, situazioni che raccontano l’esperienza senza rendere riconoscibili i bambini. E questo avviene sempre con il consenso informato delle famiglie.
È un modo concreto per affermare che la tutela dell’identità passa anche dalle immagini. Significa riconoscere che il diritto alla privacy non è un dettaglio burocratico, ma una forma di rispetto profondo. I bambini hanno diritto a crescere senza che la loro immagine venga diffusa, archiviata, condivisa in spazi che non possono controllare e che non hanno scelto (4).
Per questo, soprattutto su Instagram, utilizziamo prevalentemente immagini provenienti da archivi come Pexels per le rubriche tematiche. Non perché siano neutre o impersonali, ma perché ci permettono di lavorare sul piano simbolico: immagini che evocano atmosfere, emozioni, stati interiori, senza legarsi a una storia reale, a un volto reale, a una biografia che non ci appartiene. Anche l’immagine, così come la parola, diventa uno spazio di rispetto e di cura.
Per le locandine dei nostri eventi, invece, scegliamo spesso un’illustrazione tratta da un albo illustrato, legata alla tematica proposta. L’albo illustrato per noi non è solo uno strumento educativo per i bambini, ma un vero e proprio linguaggio culturale, capace di parlare anche agli adulti. Attraverso l’illustrazione portiamo nella comunicazione un immaginario poetico, simbolico, non stereotipato, che restituisce profondità ai contenuti e richiama il valore della narrazione, dell’immaginazione e della complessità.
Anche gli strumenti più pratici, come i Google Form per le iscrizioni ai laboratori, rispondono a una precisa scelta educativa. Rendere l’accesso semplice, chiaro, immediato significa abbassare le soglie di ingresso, evitare passaggi inutilmente complessi, facilitare la partecipazione. Anche questo è prendersi cura delle famiglie: non solo nei contenuti, ma nei processi.
Lo stesso vale per le newsletter. Tre invii mensili diversi, pensati per destinatari differenti, raccontano il nostro modo di guardare alle famiglie non come a un gruppo uniforme, ma come a un insieme di bisogni che cambiano nel tempo. C’è una comunicazione rivolta ai servizi e agli operatori del territorio, una dedicata alle neo famiglie con bambine e bambini da 0 a 12 mesi, e una pensata per chi accompagna bambini più grandi. Ogni fase della crescita porta con sé domande, fatiche e risorse diverse. Il digitale, in questo senso, ci permette di essere più precisi, più rispettosi delle differenze, più attenti ai passaggi evolutivi.
In tutto questo, la sfida più grande resta la coerenza. Usare strumenti digitali senza lasciarsi assorbire dalla loro logica di velocità, prestazione, esposizione continua. Provare a mantenere uno stile comunicativo che rispecchi i valori educativi in cui crediamo: un linguaggio rispettoso, non giudicante, accessibile; tempi che non inseguono l’urgenza del “pubblicare a tutti i costi”; contenuti che cercano profondità più che visibilità.
Educare alla presenza, per noi, non significa rifiutare il digitale, ma usarlo con misura e intenzionalità. Significa ricordarci che ogni parola pubblicata, ogni immagine scelta, ogni calendario condiviso è un modo di dire alle famiglie: “camminiamo insieme”.
Il digitale non sostituisce la relazione educativa, ma può diventare uno spazio in cui la relazione si prepara, si sostiene e si rafforza, se resta al suo posto di strumento adulto, al servizio dell’infanzia.
Note:
(1) Per semplicità espositiva, in questo articolo si utilizza il termine “bambino” e il suo plurale “bambini” in senso inclusivo, riferendosi indistintamente a bambine e bambini.
(2) Linea Guida tratte da “Tempi digitali - atlante dell’infanzia (a rischio) Italia 2023” di Save the Children
(3) EDUBLOG è un blog nato nel 2015 che racconta scelte, esperienze e proposte pedagogiche dei Servizi Educativi del Comune di Bergamo, dedicate alle famiglie con bambini e bambine da 0 a 11 anni, offrendo uno spazio di informazione, confronto e interazione attraverso il racconto di esperienze reali del territorio.
(4) Le immagini di bambine e bambini presenti nelle bacheche gratuite sono concesse dai genitori o tutori legali.
Crediti immagini:
Immagine di copertina e immagine 1: pexels-cottonbro-6667309
Immagine 2: pexels-karola-g-7296464
Immagine 6: locandina evento febbraio Mamme in cerchio illustrazione tratta Dal libro “Sei un fiore blu”” Autrice:Sonya Hartnett e Illustratore:Gabriel Evans
Immagine 7: pexels-meruyert-gonullu-7499570